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irene – extended version

Ciao!

Qualche anno fa ero una mamma disordinata, con le mani bucate, che non riusciva a tenere insieme nemmeno i pensieri più basilari, figurarsi gestire tutto. Ho letto un libro sull’organizzazione e boom, la luce. Ero fortissima in questa roba e ho pensato di aver risolto tutto, tanto da fare di questo la mia professione: sono diventata Professional Organizer e ho aiutato parecchie persone a mettere in ordine le loro case e i loro conti.
Ma poi è arrivato il buio.
spirale
Due anni fa la mia vita è implosa. La solitudine – prima interiore, poi reale – è diventata la mia più grande compagnia. Persone che credevo amiche mi hanno abbandonata senza spiegazioni, lasciandomi con l’unica certezza che avevo sempre avuto: che la colpa fosse mia, che quella sbagliata fossi sempre io.

Sono portatrice sana di vergogna. Sono stata programmata per l’eccessiva responsabilizzazione, per credere che tutto quello che va storto sia sempre e comunque a causa mia. Ho subito manipolazione per anni, alimentando quella modalità di esistere che mi faceva sentire perennemente inadeguata.

Ho dovuto spurgare tanta rabbia. Tantissima rabbia.

Ma quella solitudine si è rivelata perfettamente funzionale. Mi ha costretta a fermarmi ad ascoltare.

Ho iniziato un percorso di psicoterapia e da lì iniziato a lavorare sui nodi profondi che prima non riconoscevo.

Col tempo ho imparato ad accogliere ed ho fatto mia una verità che conoscevo già, ma che non riuscivo ad abitare davvero. 

La devastazione è il senso stesso dell’esistenza, perché è la via per la comprensione, è l’insegnamento.

Non è divertente, ma è necessario.
Ho smesso di entrare nelle case delle persone perché ho capito che il vero disordine non sta negli armadi. Sta nell’anima. E con quello devo fare i conti anch’io, ogni giorno.

Anche la maternità gioca un ruolo importante in questa transizione: mi ha proiettata nella convivenza impossibile tra l’essere indispensabile e il poter serenamente (quasi!) rinunciare a me stessa per qualcun altro. Mi ha mostrato quanto sia importante imparare ad amare se stessi – cosa infinitamente più difficile che amare gli altri, ma necessaria per saperlo fare.

Sto imparando che la vulnerabilità è ciò che ci rende gli esseri umani perfetti che siamo, anche se la vergogna continua a impedirmi di mostrarla completamente. Il pudore dei sentimenti non aiuta, ma continuo a lavorarci.
Ora so che quando sembra di non avere risposte bisogna cercare, poi cercare ancora e ancora. E se sembra di non trovare nulla, allora meglio dormire, lasciar decantare, sedersi e aspettare. Poi ricominciare dall’inizio.
Una volta compresi alcuni meccanismi, diventa molto più semplice vivere nella leggerezza.

Sto ancora imparando. Sto ancora lavorando sulle mie crepe, sulla mia vergogna, sull’amicizia con la mia vulnerabilità.

Ma ho capito questo: la crisi personale non è qualcosa da combattere. È qualcosa da comprendere.

E forse, proprio per questo, posso stare accanto a chi sta attraversando la propria.

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IL SENSO DI QUESTO SITO E CIÒ CHE CI STA ATTORNO

Quello che faccio qui è parlare di ciò che conosco e che ho attraversato: di fatica, identità, lavoro, casa, soldi, creatività. Di progetti, ferite, cose belle, autosabotaggi e possibilità.

Il punto per me non è solo quello che dico, ma ciò che ci sta sotto. Di tutto ciò che ho mai fatto solo una cosa mi riporta a casa: usare la mia voce

Lo faccio perché lo devo fare. Se poi, lungo il cammino, qualcun altro ci trova dentro un frammento di sé o ha un piccolo sussulto, allora bene. Non c’è alcun merito in questo, è solo quel che succede quando le parole sono al posto giusto.